domenica, novembre 14, 2004
30 maggio 2004. Ore 00.40 circa.
Tornavo da Bologna dopo aver incontrato, per la prima volta, il "simpaticamente famigerato" Ale.
Ero in treno. Rientravo malinconico, ma sereno a casa.
Quella sera avevo finalmente mangiato, chiaccherato e passeggiato con Ale. Lo avevo finalmente conosciuto, toccato. Avevo visto dal vivo il suo sguardo triste , i suoi dolci sorrisi, avevo sentito la sua voce.
Stazione di Ferrara. Le mie due "compagne di viaggio", uscite definitivamente dallo scompartimento, lasciarono orfano ed abbandonato nel di loro posto a sedere un numero de "La Repubblica".
Non vedevo l'ora di ritornare a casa, quella notte, per accendere il computer, con la speranza che Ale fosse rimasto sveglio e volesse chattare ancora un po'con me. Sul treno, per far passare il tempo "adottai" l'abbandonato quotidiano e cominciai a leggerlo.
Un articolo, anzi una pagina su tutte attirò la mia attenzione. Tanto che mi portai a casa quella pagina, ripromettendomi di farla uscire al più presto nel mio Blog.
Se non lo feci prima di oggi è solo perchè tengo a pubblicare in questo mio "diario" solo scritti miei e non di altri (non fosse peraltro che potrei andare incontro a grane, semmai qualcuno venisse infastidito dal fatto che in Twinpeeps viene divulgato materiale protetto da copyright).
Oggi, questa notte, ho deciso di mettere quella pagina on line:
Da "La Repubblica" del 29 maggio 2004 (Articolo leggermente rivisto e da me "rimontato" e sintetizzato):
WEBCAM, BLOG E VIDEOTELEFONINI. ECCO I RAGAZZI DELLA REALITY GENERATION
Inviano la loro immagine col videotelefonino, diffondono brani della loro vita in diretta su internet con la webcam, hanno i loro blog. Le loro stanze sono dotate di impianti ad alta tecnologia, dal computer che troneggia sulla scrivania, collegato ad una telecamera, mandano messaggi ad un circuito ristretto di amici, in videoconferenze casalinghe, sempre interconnessi, mixati in un'altalena di esibizionismo e voyeurismo.
E' la reality generation, impegnata in una continua autorappresentazione. Sono i giovani cresciuti a filmini e pannolini, le loro gesta sono state immortalate e riprese da genitori premurosi fin dalla nascita, ogni tappa dell'esistenza fissata in immagini, dalle ecografie prenatali al giorno del matrimonio celebrato davanti alle domestiche telecamere. Una vita a puntate.
E della reality generation si parla anche in occasione dell'ultimo gioco creato in bilico tra realtà e finzione. Questa volta la "vita" di tutti i giorni che si trasforma in set è la discoteca (NDR: credo che quel reality non sia mai partito. Credo)
Alla base c'è un intuizione, esiste una fascia d'età che sta decretando il successo di alcuni prodotti con determinati meccanismi: confine labile tra realtà e finzione, interesse per il privato anche quando non c'è niente di eccezionale, miscela di voyeurismo ed esibizionismo. Nasce un mercato che s'intreccia con un bisogno, lo soddisfa, lo alimenta, crea prodotti di successo. Un esempio è il reality game "The Sims", videogioco da record di vendite, amato dalle donne, dove non ci sono eroi imbattibili, il segreto è creare una famiglia.
Guardare, guardarsi, spiare ma col consenso, in un ingannevole gioco di schermi.
Daria Bignardi:
"Oggi si comunica molto per immagini, c'è stato un cambiamento rispetto alle generazioni passate quando alla base della comunicazione c'era la parola, la scrittura (!!). E' dagli anni 80 che esiste il mito dell'apparire e da allora siamo andati avanti. Adesso semplicemente per il narcisismo delle persone ci sono più modalità di rappresentazione, più stimoli, più palcoscenici, non drammatizzerei".
Una rappresentazione di sè e degli altri che per alcuni non è solo fine a se stessa. Occorrono nuove chiavi di interpretazione. Siamo più avanti dell'epoca della velina di Muccino.
Spiega il sociologo Francesco Morace: l'autorappresentazione non è più il punto di arrivo, ma solo di partenza. C'è la necessità di esser riconosciuti, di entrare in relazione. Non basta comparire bisogna aver carattere.
Tutto questo favorisce il narcisismo, dice Anna Oliviero Toscano, psicologa; e aggiunge: c'è il rischo che ci si senta esistere solo se guardati. Le famiglie hanno una responsabilità, basti pensare che i bambini italiani sono i più griffati d'Europa.
Qui Mittler:
E allora, signora psicologa, i bambini danesi dovrebbero lamentarsi per il salmone così buono che posson mangiare quotidianamente, pagandolo poco?
Secondo lei dobbiamo proprio sputar nel piatto in cui mangiamo? (mi riferisco ai prodotti made-in-italy che dopo l'invenzione dell'euro ancora riusciamo ad esportare, e di cui la moda ne è ottimo rappresentante). Se i nostri pargoli girano comodamente sdraitai in una carrozzina Kikko, indossando pantaloncino Pony-Junior, pannolino KriziaPiss e piumino PetitCalvin, significa che i loro genitori possono permetterselo. Che poi i suddetti genitori vestiti Vuitton, Prada o Valentino mangino pane e cipolla tutto l'anno per l'immagine, piuttosto che siano delle persone che onestamente guadagnano uno stipendio che permette loro di comperarsi abiti firmati beh...saranno o no affari loro? Io, se posso, dei vestiti ne faccio a meno, ma non nascondo che mi piace aver capi firmati nel guardaroba, e in quelle rare occasioni in cui devo indossarli, li sfoggio orgogliosamente.
La vita in diretta è rischiosa. Molto. Tanto quanto è pericoloso camminare sotto ad un balconcino con dei barcollanti vasi di geranei piuttosto che addentrarsi in una chat con il rischio di trovarsi nel punto "del non ritorno". Il passo è breve. Lo fai e ti ritrovi sdraiato a terra, con dei cocci sulla testa e qualche fiorellino tra i denti spezzati.
Io sono uno di quei "giovani" di cui sopra. La tecnologia di internet mi piace, se non fosse che mi permette di non indossare una cravatta o un bel paio di jeans per "uscire" e fare 4 chiacchere: posso conversare direttamente dalla mia stanza, nudo e spontaneo. Si spontaneo, anzi, permettetemi: normale.
Ma se esser normali significa rispettare ed aver stima dell'interlocutore, ricevendo in cambio da esso il "tutto prima ed il niente dopo", scusatemi, ma delle ciancie mascherate da belle paroline me ne faccio gran poco.
Molti di quelli che mi hanno fisicamente incontrato attravero il sito sono poi spariti, ne ho già parlato. Delusi? Non so. Non so cosa si aspettassero, forse di vincere qualcosa?.
Almeno un paio dei facenti parte la categoria sopraindicata ha perso una bella occasione. Si trattava di aver pazienza, folks!!!
Il mio nome di battesimo non è Mittler. Non vivo con una webcam puntata addosso 24/24. Ho un cervello che ogni tanto si accende ed un cuore che batte 24 ore su 24. Un paio di persone, i miei genitori, mi hanno dato il dono della vita. Amo la mia vita tanto quanto il pianeta sul quale passo le mie giornate. Rispetto gli altri esseri umani. Della mia vita ne faccio quel che mi pare e piace, ma...
MA:
1: Chiedo onestà!
2: Gli ipocriti che se ne stiano da subito alla larga da me!
...Era il 30 maggio 2004. Ero così beato, appagato, sereno ...ignorante.
Tornavo da Bologna dopo aver incontrato, per la prima volta, il "simpaticamente famigerato" Ale.
Ero in treno. Rientravo malinconico, ma sereno a casa.
Quella sera avevo finalmente mangiato, chiaccherato e passeggiato con Ale. Lo avevo finalmente conosciuto, toccato. Avevo visto dal vivo il suo sguardo triste , i suoi dolci sorrisi, avevo sentito la sua voce.
Stazione di Ferrara. Le mie due "compagne di viaggio", uscite definitivamente dallo scompartimento, lasciarono orfano ed abbandonato nel di loro posto a sedere un numero de "La Repubblica".
Non vedevo l'ora di ritornare a casa, quella notte, per accendere il computer, con la speranza che Ale fosse rimasto sveglio e volesse chattare ancora un po'con me. Sul treno, per far passare il tempo "adottai" l'abbandonato quotidiano e cominciai a leggerlo.
Un articolo, anzi una pagina su tutte attirò la mia attenzione. Tanto che mi portai a casa quella pagina, ripromettendomi di farla uscire al più presto nel mio Blog.
Se non lo feci prima di oggi è solo perchè tengo a pubblicare in questo mio "diario" solo scritti miei e non di altri (non fosse peraltro che potrei andare incontro a grane, semmai qualcuno venisse infastidito dal fatto che in Twinpeeps viene divulgato materiale protetto da copyright).
Oggi, questa notte, ho deciso di mettere quella pagina on line:
Da "La Repubblica" del 29 maggio 2004 (Articolo leggermente rivisto e da me "rimontato" e sintetizzato):
WEBCAM, BLOG E VIDEOTELEFONINI. ECCO I RAGAZZI DELLA REALITY GENERATION
Inviano la loro immagine col videotelefonino, diffondono brani della loro vita in diretta su internet con la webcam, hanno i loro blog. Le loro stanze sono dotate di impianti ad alta tecnologia, dal computer che troneggia sulla scrivania, collegato ad una telecamera, mandano messaggi ad un circuito ristretto di amici, in videoconferenze casalinghe, sempre interconnessi, mixati in un'altalena di esibizionismo e voyeurismo.
E' la reality generation, impegnata in una continua autorappresentazione. Sono i giovani cresciuti a filmini e pannolini, le loro gesta sono state immortalate e riprese da genitori premurosi fin dalla nascita, ogni tappa dell'esistenza fissata in immagini, dalle ecografie prenatali al giorno del matrimonio celebrato davanti alle domestiche telecamere. Una vita a puntate.
E della reality generation si parla anche in occasione dell'ultimo gioco creato in bilico tra realtà e finzione. Questa volta la "vita" di tutti i giorni che si trasforma in set è la discoteca (NDR: credo che quel reality non sia mai partito. Credo)
Alla base c'è un intuizione, esiste una fascia d'età che sta decretando il successo di alcuni prodotti con determinati meccanismi: confine labile tra realtà e finzione, interesse per il privato anche quando non c'è niente di eccezionale, miscela di voyeurismo ed esibizionismo. Nasce un mercato che s'intreccia con un bisogno, lo soddisfa, lo alimenta, crea prodotti di successo. Un esempio è il reality game "The Sims", videogioco da record di vendite, amato dalle donne, dove non ci sono eroi imbattibili, il segreto è creare una famiglia.
Guardare, guardarsi, spiare ma col consenso, in un ingannevole gioco di schermi.
Daria Bignardi:
"Oggi si comunica molto per immagini, c'è stato un cambiamento rispetto alle generazioni passate quando alla base della comunicazione c'era la parola, la scrittura (!!). E' dagli anni 80 che esiste il mito dell'apparire e da allora siamo andati avanti. Adesso semplicemente per il narcisismo delle persone ci sono più modalità di rappresentazione, più stimoli, più palcoscenici, non drammatizzerei".
Una rappresentazione di sè e degli altri che per alcuni non è solo fine a se stessa. Occorrono nuove chiavi di interpretazione. Siamo più avanti dell'epoca della velina di Muccino.
Spiega il sociologo Francesco Morace: l'autorappresentazione non è più il punto di arrivo, ma solo di partenza. C'è la necessità di esser riconosciuti, di entrare in relazione. Non basta comparire bisogna aver carattere.
Tutto questo favorisce il narcisismo, dice Anna Oliviero Toscano, psicologa; e aggiunge: c'è il rischo che ci si senta esistere solo se guardati. Le famiglie hanno una responsabilità, basti pensare che i bambini italiani sono i più griffati d'Europa.
Qui Mittler:
E allora, signora psicologa, i bambini danesi dovrebbero lamentarsi per il salmone così buono che posson mangiare quotidianamente, pagandolo poco?
Secondo lei dobbiamo proprio sputar nel piatto in cui mangiamo? (mi riferisco ai prodotti made-in-italy che dopo l'invenzione dell'euro ancora riusciamo ad esportare, e di cui la moda ne è ottimo rappresentante). Se i nostri pargoli girano comodamente sdraitai in una carrozzina Kikko, indossando pantaloncino Pony-Junior, pannolino KriziaPiss e piumino PetitCalvin, significa che i loro genitori possono permetterselo. Che poi i suddetti genitori vestiti Vuitton, Prada o Valentino mangino pane e cipolla tutto l'anno per l'immagine, piuttosto che siano delle persone che onestamente guadagnano uno stipendio che permette loro di comperarsi abiti firmati beh...saranno o no affari loro? Io, se posso, dei vestiti ne faccio a meno, ma non nascondo che mi piace aver capi firmati nel guardaroba, e in quelle rare occasioni in cui devo indossarli, li sfoggio orgogliosamente.
La vita in diretta è rischiosa. Molto. Tanto quanto è pericoloso camminare sotto ad un balconcino con dei barcollanti vasi di geranei piuttosto che addentrarsi in una chat con il rischio di trovarsi nel punto "del non ritorno". Il passo è breve. Lo fai e ti ritrovi sdraiato a terra, con dei cocci sulla testa e qualche fiorellino tra i denti spezzati.
Io sono uno di quei "giovani" di cui sopra. La tecnologia di internet mi piace, se non fosse che mi permette di non indossare una cravatta o un bel paio di jeans per "uscire" e fare 4 chiacchere: posso conversare direttamente dalla mia stanza, nudo e spontaneo. Si spontaneo, anzi, permettetemi: normale.
Ma se esser normali significa rispettare ed aver stima dell'interlocutore, ricevendo in cambio da esso il "tutto prima ed il niente dopo", scusatemi, ma delle ciancie mascherate da belle paroline me ne faccio gran poco.
Molti di quelli che mi hanno fisicamente incontrato attravero il sito sono poi spariti, ne ho già parlato. Delusi? Non so. Non so cosa si aspettassero, forse di vincere qualcosa?.
Almeno un paio dei facenti parte la categoria sopraindicata ha perso una bella occasione. Si trattava di aver pazienza, folks!!!
Il mio nome di battesimo non è Mittler. Non vivo con una webcam puntata addosso 24/24. Ho un cervello che ogni tanto si accende ed un cuore che batte 24 ore su 24. Un paio di persone, i miei genitori, mi hanno dato il dono della vita. Amo la mia vita tanto quanto il pianeta sul quale passo le mie giornate. Rispetto gli altri esseri umani. Della mia vita ne faccio quel che mi pare e piace, ma...
MA:
1: Chiedo onestà!
2: Gli ipocriti che se ne stiano da subito alla larga da me!
...Era il 30 maggio 2004. Ero così beato, appagato, sereno ...ignorante.
giovedì, novembre 04, 2004
"MA CHE FREDDO FA"
Martedì 12 ottobre scorso pubblicai un meteoblog in cui parlavo del mutamento di stagione. Riassumendo: in quei giorni aveva cominciato a fare freddo e mi immalinconivo pensando ai mesi che avrei dovuto affrontare indossando i calzini in casa. Non l'avessi mai pubblicato quel blog!
"IL VENTO CALDO DELL'ESTATE"
Oggi, giovedì 4 novembre, non ho lavorato. Ieri sera ho fatto un po' tardi in compagnia di un paio di amici e così questa mattina ne ho approfittato per dormire un pochino più del solito. Mannaggia!
Persa una bella occasione per andare al mare. In novembre. Oggi, più dei giorni scorsi, faceva davvero caldo e si sarebbe potuti andare tranquillamente a "prendere il sole" senza paura di prendere il freddo. Purtroppo, come già detto, ho dedicato la mattinata al mio cuscino, ed ho perso (temo), almeno per quest'anno, l'ultima occasione per tornare in spiaggia.
"KAMIKAZE ROCK'N ROLL SUICIDE"
59.054.087 americani hanno decretato ieri la rielezione di Bush. (Dati www.dagospia.com).
S.P.Q.A. (se avete letto i fumetti di Asterix non vi sarà difficile capirne il significato).
"LALLALLA'..LALLALALALLA ..LALLALLA'..."
Tra pochi giorni uscirà il nuovo album di Kylie Minogue.
Scoprii la mignon cantante australiana nell'89, quando andai per la prima volta ad Amsterdam con il mio amico Mick.
Era da poco uscito il suo primo album, quello con "The locomotion" e "I should be so lucky".
Galeotti dei ragazzi olandesi che conoscemmo in quella vacanza, la Minogue restò un bel ricordo di quei primi 15 giorni trascorsi trascorsi nella capitale dei Paesi Bassi. Da allora comprammo tutti i suoi dischi (fà tanto frocia, vero?), fino al grande successo, finalmente anche per l'Italia, di "Can't get you out of my head". "Slow", il video del singolo che accompagnò l'uscita dell'album successivo a "Fever" trasudava finocchiaggine da ogni immagine. E anche per questo a me piaque molto: veryvery sexy!!
Io e Mick ci siamo tolti la soddisfazione di vederla un paio di anni fa in concerto a Milano, per la prima volta, dopo aver perso un'occasione nel '93, a Londra, dove non riuscimmo a trovare i biglietti (ormai esauriti) per le due date che avrebbe fatto proprio nei giorni che noi eravamo là in vacanza.
Il concerto milanese non fu certo uno spettacolo ai livelli di quello di Madonna, che vidi un anno prima, ma sia io che Mick (che non era venuto a vedere Madonna) ci togliemmo finalmente la soddisfazione di vedere la Minogue live.
Martedì 12 ottobre scorso pubblicai un meteoblog in cui parlavo del mutamento di stagione. Riassumendo: in quei giorni aveva cominciato a fare freddo e mi immalinconivo pensando ai mesi che avrei dovuto affrontare indossando i calzini in casa. Non l'avessi mai pubblicato quel blog!
"IL VENTO CALDO DELL'ESTATE"
Oggi, giovedì 4 novembre, non ho lavorato. Ieri sera ho fatto un po' tardi in compagnia di un paio di amici e così questa mattina ne ho approfittato per dormire un pochino più del solito. Mannaggia!
Persa una bella occasione per andare al mare. In novembre. Oggi, più dei giorni scorsi, faceva davvero caldo e si sarebbe potuti andare tranquillamente a "prendere il sole" senza paura di prendere il freddo. Purtroppo, come già detto, ho dedicato la mattinata al mio cuscino, ed ho perso (temo), almeno per quest'anno, l'ultima occasione per tornare in spiaggia.
"KAMIKAZE ROCK'N ROLL SUICIDE"
59.054.087 americani hanno decretato ieri la rielezione di Bush. (Dati www.dagospia.com).
S.P.Q.A. (se avete letto i fumetti di Asterix non vi sarà difficile capirne il significato).
"LALLALLA'..LALLALALALLA ..LALLALLA'..."
Tra pochi giorni uscirà il nuovo album di Kylie Minogue.
Scoprii la mignon cantante australiana nell'89, quando andai per la prima volta ad Amsterdam con il mio amico Mick.
Era da poco uscito il suo primo album, quello con "The locomotion" e "I should be so lucky".
Galeotti dei ragazzi olandesi che conoscemmo in quella vacanza, la Minogue restò un bel ricordo di quei primi 15 giorni trascorsi trascorsi nella capitale dei Paesi Bassi. Da allora comprammo tutti i suoi dischi (fà tanto frocia, vero?), fino al grande successo, finalmente anche per l'Italia, di "Can't get you out of my head". "Slow", il video del singolo che accompagnò l'uscita dell'album successivo a "Fever" trasudava finocchiaggine da ogni immagine. E anche per questo a me piaque molto: veryvery sexy!!
Io e Mick ci siamo tolti la soddisfazione di vederla un paio di anni fa in concerto a Milano, per la prima volta, dopo aver perso un'occasione nel '93, a Londra, dove non riuscimmo a trovare i biglietti (ormai esauriti) per le due date che avrebbe fatto proprio nei giorni che noi eravamo là in vacanza.
Il concerto milanese non fu certo uno spettacolo ai livelli di quello di Madonna, che vidi un anno prima, ma sia io che Mick (che non era venuto a vedere Madonna) ci togliemmo finalmente la soddisfazione di vedere la Minogue live.