martedì, maggio 24, 2005
CIAO VENEZIA
Oggi ho definitivamente perso la mia battaglia contro una città: Venezia.
L'ho lasciata, credo per sempre.
Avrei dovuto fare salti di gioia, invece inaspettatamente piangevo, mentre percorrevo il mio "ultimo" percorso di ritorno verso l'autobus che mi avrebbe riportato alla terraferma.
Ho scelto di farlo a piedi, quel percorso, camminando, senza prendere l'odiato vaporetto. Ho salito il Ponte di Rialto, con gli occhi che ormai non trattenevano più le lacrime. Sentivo caldo, mi sono tolto la giacca, tra le centinaia di stupidi turisti, ho rimboccato le maniche della mia camicia nera, quella che fino ad oggi era appartenuta alla mia divisa. Ho infilato quella costosa giacca, stropicciandola, nella tracolla che ho usato questi due anni e che conteneva gli ultimi oggetti ritirati dal mio armadietto: un deodorante spray, un lucidascarpe, una bottiglietta di "Amen" quasi terminata, lo spazzolino da denti. Piangevo. Senza vergogna.
Non per la città, che ho da sempre, ancor prima di esserne divenuto parte, amata ed odiata. Piangevo, con i miei occhi, che sono tutt'ora umidi, ricordando quelle persone, quei miei colleghi che, in quella, questa città, a me così vicina, ma ormai lontana, ho amato.
C'erano tutti e tre, oggi, mio ultimo giorno di lavoro, i tre colleghi con i quali ho legato di più: Laura, Cristina e Denis.
E' stata una giornata anomala, per me, e credo anche per loro. L'ambiente era pregno di un odore di addio, ma noi ridevamo, si beveva, scherzava. Più del solito. Oggi più che ieri o l'altro ieri, ho capito quanto voglio bene a Cristina, a Laura. E soprattutto che amo Denis. Uso il verbo amare, e mi permetto di farlo, perchè Denis -ragazzo eterosessuale vero, che non mi è mai interessato fisicamente, nè tantomeno io a lui, è un grande. L'amore che intendo io significa intesa, sguardi, piccole complicità...le sue tante battute contro le poche mie, la sua trasparenza contro la mia freddezza, le risate (tante) che mi ha fatto fare; la mia autoimposta severità professionale v/s il suo spirito libero.
Le sue lacrime, che non ha saputo celare, quando ci siamo salutati, hanno causato le mie. Non me lo sarei aspettato, di vederlo piangere. Ma facendo questo, Denis, mi ha detto tutto quello che mi ha, e non ha, detto in questi due anni. Ecco, questo, secondo me si chiama "amore".
Non so come ho fatto a trattenermi dall'urlargli quanto stavo male anch'io, in quel momento, quando si asciugava gli occhi mentre lo lasciavo. Credo si chiami autocontrollo: io non piangevo. Il mio affetto per lui, (il mio cucciolodiduemetri, Denis) è sempre andato al di là dell'interesse fisico. Niente di sessuale, ripeto, a parte una morbosamente professionale intesa che ci ha, fin dal primo giorno, uniti. Denis è il collega che tutti mi avrebbero potuto invidiare. C'erano stati una Chiara, uno Stefano, una Silvia, prima...tutte persone che ho amato nei precedenti posti di lavoro.
Ho lasciato Chiara quasi otto anni fa, Stefano..eran 7 anni fa. Silvia, due e mezzo.
Denis, oggi.
So che ci perderemo... così è la vita. Io me li tengo dentro, però: Chiara, Stefano, Silvia....Denis.
Quando faccio il romantico un po mi vergogno di me. Del mio avere dei sentimenti, del ghiaccio che mi si scioglie dentro. Oggi, 23 maggio 2005, sono un iceberg alla deriva.
Damiano lo sa. E anche grazie a lui riesco a stare bene. E per fortuna c'è lui, oggi.
L'ho lasciata, credo per sempre.
Avrei dovuto fare salti di gioia, invece inaspettatamente piangevo, mentre percorrevo il mio "ultimo" percorso di ritorno verso l'autobus che mi avrebbe riportato alla terraferma.
Ho scelto di farlo a piedi, quel percorso, camminando, senza prendere l'odiato vaporetto. Ho salito il Ponte di Rialto, con gli occhi che ormai non trattenevano più le lacrime. Sentivo caldo, mi sono tolto la giacca, tra le centinaia di stupidi turisti, ho rimboccato le maniche della mia camicia nera, quella che fino ad oggi era appartenuta alla mia divisa. Ho infilato quella costosa giacca, stropicciandola, nella tracolla che ho usato questi due anni e che conteneva gli ultimi oggetti ritirati dal mio armadietto: un deodorante spray, un lucidascarpe, una bottiglietta di "Amen" quasi terminata, lo spazzolino da denti. Piangevo. Senza vergogna.
Non per la città, che ho da sempre, ancor prima di esserne divenuto parte, amata ed odiata. Piangevo, con i miei occhi, che sono tutt'ora umidi, ricordando quelle persone, quei miei colleghi che, in quella, questa città, a me così vicina, ma ormai lontana, ho amato.
C'erano tutti e tre, oggi, mio ultimo giorno di lavoro, i tre colleghi con i quali ho legato di più: Laura, Cristina e Denis.
E' stata una giornata anomala, per me, e credo anche per loro. L'ambiente era pregno di un odore di addio, ma noi ridevamo, si beveva, scherzava. Più del solito. Oggi più che ieri o l'altro ieri, ho capito quanto voglio bene a Cristina, a Laura. E soprattutto che amo Denis. Uso il verbo amare, e mi permetto di farlo, perchè Denis -ragazzo eterosessuale vero, che non mi è mai interessato fisicamente, nè tantomeno io a lui, è un grande. L'amore che intendo io significa intesa, sguardi, piccole complicità...le sue tante battute contro le poche mie, la sua trasparenza contro la mia freddezza, le risate (tante) che mi ha fatto fare; la mia autoimposta severità professionale v/s il suo spirito libero.
Le sue lacrime, che non ha saputo celare, quando ci siamo salutati, hanno causato le mie. Non me lo sarei aspettato, di vederlo piangere. Ma facendo questo, Denis, mi ha detto tutto quello che mi ha, e non ha, detto in questi due anni. Ecco, questo, secondo me si chiama "amore".
Non so come ho fatto a trattenermi dall'urlargli quanto stavo male anch'io, in quel momento, quando si asciugava gli occhi mentre lo lasciavo. Credo si chiami autocontrollo: io non piangevo. Il mio affetto per lui, (il mio cucciolodiduemetri, Denis) è sempre andato al di là dell'interesse fisico. Niente di sessuale, ripeto, a parte una morbosamente professionale intesa che ci ha, fin dal primo giorno, uniti. Denis è il collega che tutti mi avrebbero potuto invidiare. C'erano stati una Chiara, uno Stefano, una Silvia, prima...tutte persone che ho amato nei precedenti posti di lavoro.
Ho lasciato Chiara quasi otto anni fa, Stefano..eran 7 anni fa. Silvia, due e mezzo.
Denis, oggi.
So che ci perderemo... così è la vita. Io me li tengo dentro, però: Chiara, Stefano, Silvia....Denis.
Quando faccio il romantico un po mi vergogno di me. Del mio avere dei sentimenti, del ghiaccio che mi si scioglie dentro. Oggi, 23 maggio 2005, sono un iceberg alla deriva.
Damiano lo sa. E anche grazie a lui riesco a stare bene. E per fortuna c'è lui, oggi.
martedì, maggio 17, 2005
Quando, quando, quando.........
Quando meno te lo aspetti, un qualche sconosciuto di ieri diventa parte dei tuoi pensieri di oggi.
Quando meno te lo aspetti arriva una telefonata ..come stasera.
Quando meno te lo aspetti.
Quando, come nel mio caso, stai programmando un cambio di vita, nuove esperienze: un viaggio, il lavoro... ci deve sempre essere un rompiballe che ti distrae.
Quando questo dolcissimo "rompiballe", poco fa, tornando da un cinema, mi ha chiamato al telefono, mi ha rimesso la voglia di scrivere.
Quando sento la sua voce mi emoziono. Lo sa. Accade anche a lui.
Quando lo vidi per la prima volta ne rimasi distaccatamente affascinato. La seconda volta che lo vidi gli dissi che mi piaceva.
Quando me lo disse anche lui...non ricordo se c'era il sole, ma io lo vidi (il sole).
Quando lo rividi, per la terza volta, decisi che non avrei voluto perderlo. Era di mattina, prima che io andassi al lavoro; si alzò dal letto, dove da pochi minuti lo avevo, contro il mio desiderio, lasciato a sonnecchiare, quando mi disse che ci si sarebbe rivisti.
Quando ci si rincontrò fu per la quarta volta.
Quando sento la sua voce mi emoziono.
Quando sto con lui mi intimidisco un pochino, lo guardo, lo spio sperando di non esser visto, godo dei suoi rari sorrisi, tanto quanto mi inebriano le sue ancor più rare risate.
Quando, mentre dorme, lo posso osservare, così "normalmente" bello, nella mattutina semioscurità della mia stanza - questa stanza, pregna dell'odore del mio fumo e del mio corpo, non posso resistergli un abbraccio, una toccata... una puntatina del mio uccello sul suo fianco vellutato.
Quando sorride - raramente lo fa, vorrei che lo vedeste, potendo provare lo stesso piacere che io avverto vedendolo sollevare gli estremi delle sue labbra verso l'alto.. Parla poco. E' una virtù di pochi.
Quando, diverse sere fa promisi ad un mio giovane amico, Michele-"Zamp", di pubblicare un blog dove avrei parlato di lui e del naturalmente positivo rapporto che ho con le persone anagraficamente più piccole di me, mancai alla mia parola data: non avevo ancora pubblicato quel blog, sebbene lo avessi buttato giù in brutta copia.
Michele, come Milko, Beppe, Luca di Pd, Andrea che studia a Venezia o Diego "rosmarino", Ale (si, Ale, lui) ,tutti facenti parte della generazione "primi ottanta" sorprendendo anche me, hanno saputo in questo ultimo anno darmi più dei miei coetanei...che sono/siete così noiosi. Voi quarantenni o suppergiù:
Quando mandate messaggi nel sito, o voi miei coetanei, pergiunta sulla pagina sbagliata (vedi un tale che in Twinpeeps si firma "cockrings", o altri che si son visti cancellare messaggi che avrebbero potuto inviare a me direttamente, nel mio account di posta elettronica); voi che non sapete più leggere...ma vi comprendo, 40enni...eheheh... è l'età;
quando volete o non sapete fare altro che parlare di cazzi o culi prolassati...
quando voi ultraquarantenni-o-quasi, voi che in genere non legate con quelli che parlano di cinema, musicatechno e/o anche pornografia,
voi che state al di sopra delle vostre esperienze, beh... mi sembrate almeno un poochino più "anziani" di me.
Quando ti dissi, Michele, che lo avrei fatto, che avrei pubbligato un blog riguardante il ritrovamento di un feeling speciale nei confronti dei 21-24 enni, oggi ho mantenuto la parola.
Scrissi tempo fa che i miei quasi 40 anni li sento. Tutti. Ma mi par di capire che tra me e molti miei coetanei ci sia una discreta differenza: loro non li sentono, ma ce li hanno. Io li ho, li sento, ma riesco ancora a tener le distanze dalla Mauriziocostanzofilosofia. Vomiterei se vedessi più di due minuti di un talk-show; non vado più a rimorchiare nelle saune...a fare piedino nelle vasche idromassaggio. E soprattutto so stare in silenzio. Aspetto senza rompere i coglioni. La "generazione 80" lo può confermare. E anche Storm, a cui auguro un repentino ritorno alla normalità.
Quando ho iniziato questo blog, parlando di un meraviglioso "(ex)sconosciuto", se avessi saputo che ci sareste stati solo voi, 21 -24 enni a leggermi vi avrei raccontato di più. Non lo farò, giusto per lasciare il gusto alla "generazione 60" di chiedersi se quel ragazzo me lo sono scopato, quanto ce lo può avere lungo e/o che ruoli abbiamo a letto. Metto una mano sul fuoco che, appena ritornerò a frequentare la chat, qualcuno me lo chiederà.
Quando scrivo, lo faccio per me.
Quando dico che mi fanno rabbia gli alberi ed i semafori è vero.
Quando dico a qualcuno "ti voglio bene", vuol dire che è vero.
Mentre scrivevo, poco sopra, di un bellissimo rompiballe che ho, io, scelto di incastrare nella mia vita, ne andavo fiero.
Col bene che voglio a voi cuccioli, saluto tutti concludendo:
quando desidero farlo non mi servon sproni per mettere on line il mio blog. A meno che non sia il bel Michele a spronarmi.
Quando penso ad Ale, so di essere stato la causa dello smarrimento di un amico.
Quando penso a Luca, o Michele, so che ci sono.
Quando penso a "lui" che ascolto in una canzone che si intitola "a poche ore".... non posso che ringraziarlo per farmi stare così bene.
Quando ringrazio, ringrazio... Luca, Michele, il mio Beppone. Andrea un figo che se la tira..come il "rosmarino".
Il mio speciale saluto va a te, capo: non hai 21 anni e nemmeno 40, ma....sai che ti voglio bene. Scusami, ma ti ho già detto: quando scappa scappa ;-)
Quando meno te lo aspetti arriva una telefonata ..come stasera.
Quando meno te lo aspetti.
Quando, come nel mio caso, stai programmando un cambio di vita, nuove esperienze: un viaggio, il lavoro... ci deve sempre essere un rompiballe che ti distrae.
Quando questo dolcissimo "rompiballe", poco fa, tornando da un cinema, mi ha chiamato al telefono, mi ha rimesso la voglia di scrivere.
Quando sento la sua voce mi emoziono. Lo sa. Accade anche a lui.
Quando lo vidi per la prima volta ne rimasi distaccatamente affascinato. La seconda volta che lo vidi gli dissi che mi piaceva.
Quando me lo disse anche lui...non ricordo se c'era il sole, ma io lo vidi (il sole).
Quando lo rividi, per la terza volta, decisi che non avrei voluto perderlo. Era di mattina, prima che io andassi al lavoro; si alzò dal letto, dove da pochi minuti lo avevo, contro il mio desiderio, lasciato a sonnecchiare, quando mi disse che ci si sarebbe rivisti.
Quando ci si rincontrò fu per la quarta volta.
Quando sento la sua voce mi emoziono.
Quando sto con lui mi intimidisco un pochino, lo guardo, lo spio sperando di non esser visto, godo dei suoi rari sorrisi, tanto quanto mi inebriano le sue ancor più rare risate.
Quando, mentre dorme, lo posso osservare, così "normalmente" bello, nella mattutina semioscurità della mia stanza - questa stanza, pregna dell'odore del mio fumo e del mio corpo, non posso resistergli un abbraccio, una toccata... una puntatina del mio uccello sul suo fianco vellutato.
Quando sorride - raramente lo fa, vorrei che lo vedeste, potendo provare lo stesso piacere che io avverto vedendolo sollevare gli estremi delle sue labbra verso l'alto.. Parla poco. E' una virtù di pochi.
Quando, diverse sere fa promisi ad un mio giovane amico, Michele-"Zamp", di pubblicare un blog dove avrei parlato di lui e del naturalmente positivo rapporto che ho con le persone anagraficamente più piccole di me, mancai alla mia parola data: non avevo ancora pubblicato quel blog, sebbene lo avessi buttato giù in brutta copia.
Michele, come Milko, Beppe, Luca di Pd, Andrea che studia a Venezia o Diego "rosmarino", Ale (si, Ale, lui) ,tutti facenti parte della generazione "primi ottanta" sorprendendo anche me, hanno saputo in questo ultimo anno darmi più dei miei coetanei...che sono/siete così noiosi. Voi quarantenni o suppergiù:
Quando mandate messaggi nel sito, o voi miei coetanei, pergiunta sulla pagina sbagliata (vedi un tale che in Twinpeeps si firma "cockrings", o altri che si son visti cancellare messaggi che avrebbero potuto inviare a me direttamente, nel mio account di posta elettronica); voi che non sapete più leggere...ma vi comprendo, 40enni...eheheh... è l'età;
quando volete o non sapete fare altro che parlare di cazzi o culi prolassati...
quando voi ultraquarantenni-o-quasi, voi che in genere non legate con quelli che parlano di cinema, musicatechno e/o anche pornografia,
voi che state al di sopra delle vostre esperienze, beh... mi sembrate almeno un poochino più "anziani" di me.
Quando ti dissi, Michele, che lo avrei fatto, che avrei pubbligato un blog riguardante il ritrovamento di un feeling speciale nei confronti dei 21-24 enni, oggi ho mantenuto la parola.
Scrissi tempo fa che i miei quasi 40 anni li sento. Tutti. Ma mi par di capire che tra me e molti miei coetanei ci sia una discreta differenza: loro non li sentono, ma ce li hanno. Io li ho, li sento, ma riesco ancora a tener le distanze dalla Mauriziocostanzofilosofia. Vomiterei se vedessi più di due minuti di un talk-show; non vado più a rimorchiare nelle saune...a fare piedino nelle vasche idromassaggio. E soprattutto so stare in silenzio. Aspetto senza rompere i coglioni. La "generazione 80" lo può confermare. E anche Storm, a cui auguro un repentino ritorno alla normalità.
Quando ho iniziato questo blog, parlando di un meraviglioso "(ex)sconosciuto", se avessi saputo che ci sareste stati solo voi, 21 -24 enni a leggermi vi avrei raccontato di più. Non lo farò, giusto per lasciare il gusto alla "generazione 60" di chiedersi se quel ragazzo me lo sono scopato, quanto ce lo può avere lungo e/o che ruoli abbiamo a letto. Metto una mano sul fuoco che, appena ritornerò a frequentare la chat, qualcuno me lo chiederà.
Quando scrivo, lo faccio per me.
Quando dico che mi fanno rabbia gli alberi ed i semafori è vero.
Quando dico a qualcuno "ti voglio bene", vuol dire che è vero.
Mentre scrivevo, poco sopra, di un bellissimo rompiballe che ho, io, scelto di incastrare nella mia vita, ne andavo fiero.
Col bene che voglio a voi cuccioli, saluto tutti concludendo:
quando desidero farlo non mi servon sproni per mettere on line il mio blog. A meno che non sia il bel Michele a spronarmi.
Quando penso ad Ale, so di essere stato la causa dello smarrimento di un amico.
Quando penso a Luca, o Michele, so che ci sono.
Quando penso a "lui" che ascolto in una canzone che si intitola "a poche ore".... non posso che ringraziarlo per farmi stare così bene.
Quando ringrazio, ringrazio... Luca, Michele, il mio Beppone. Andrea un figo che se la tira..come il "rosmarino".
Il mio speciale saluto va a te, capo: non hai 21 anni e nemmeno 40, ma....sai che ti voglio bene. Scusami, ma ti ho già detto: quando scappa scappa ;-)