mercoledì, gennaio 31, 2007
Sicuramente pochi di voi (eccezione fatta per Marcello - e credo basta) si ricorderanno di una canzone di Rosalinda Celentano, della quale ho il 45 giri in vinile; con copertina ben conservata.
Titolo: "Quanti treni".

Accidenti, stasera me la sono scaricata quella canzone e, come per quella di Dori Ghezzi- che ho riscoperto qualche mese fa, devo dire che è stato un filino emozionante risentirla; a distanza di tanti anni (credo che uscì nei primi novanta - il periodo era quello... mi ricordo che la propinavo in cassetta, nell'autoradio agli amici, andando al Classic).
"Quanti treni" mi è tornata in mente ieri, sull'eurostar, rientrando da Roma.
Ero lì, con "bei piedini" quando, dentro di me ho piacevolmente sorriso, pensando che, anche grazie a lui ho ricominciato ad obliterare biglietti, a fare code in stazione, a guardare fuori da un finestrino.
Mi è sempre piaciuto usare il treno come mezzo di trasporto. Con l'avvento degli eurostar, poi, era diventata quasi una sciccheria. Quasi come volare AirFrance, KLM, o addirittura United Airlines prima che Bin Laden cominciasse a sperimentare lo smaltimento dei grattacieli.
Qualche weekend fa abbiamo scoperto (sempre io e "bei piedini") che in tempi moderni l'eurostar costa meno dell'intercity. E ancora stiamo a chiederci il perchè di questo controsenso. Vabbè.
In effetti ammetto che viaggiare in eurostar non ha più il fascino di 4-5 anni fa.
Ieri sera, per l'appunto, sulla seduta di uno dei nostri due prenotati posti (numero 31 e 32. Carrozza 8), abbiamo trovato delle unghie tagliate!
Troncature di zoccolo umano!!
Ma si può?
Si, ci si può tagliare le unghie, anzi, direi che si deve. Però non in un ambiente pubblico. Lo si dovrebbe fare almeno come lo faccio io che, in tanta mia intimità, con un movimento semiequilibristico, porto il piede sul bordo del lavandino del bagno di casa e, avendo cura che gli amputati pezzettini cadano nel marmo del sopracitato lavandino, mi lancio nel taglio dei dieci germogli. Per poi raccoglierli tutti con un pezzettino di carta igienica e gettarli nel cesso.
Ora, magari io sarò un po' troppo meticolosetto/igienista/pignolo...ma, Cazzo!!!
(Mi limito a "Cazzo" sebbene sia uno di quei casi in cui una bestemmietta ci starebbe bene...)
Dicevo:
Cazzo! Non ci si taglia le unghie in treno! E non cambia che sia un eurostar o uno sfigato interregionale: Fà Schifo! E basta!!
Se lo avessi avuto accanto a me, l'unghiabomber di ieri, quello dell'eurostar Napoli-Milano, sul quale abbiamo preso posto a Roma, gli avrei infilato direttamente l'affilato tronchetto metallico nel punto in cui si incrociano le sopracciglia; gli avrei addentrato la punta aguzza di una matita nel polpaccio; mi sarei avventato su un suo eventuale tatuaggio, asportandoglielo all'istante! Con minimo spargimento di sangue, per non sporcare troppo i sedili, ma senza anestesia. Ovvio.
------------
Poi:
Siccome sono perversomasochista, per il ritorno da Roma a qua, pur di stare il più a lungo seduto accanto a quei due bei piedini (dalle unghie ben tagliate - e non in treno), non mi son fatto tutto il ritorno in eurostar: eh no!
Ho scelto di cambiare a Bologna, e continuare con l'interregionale delle 22,35.
Che filava come un treno!! (ops... ma era un treno!... Un Trenitalia!
Vi giuro che andava davvero veloce!).
Niente unghie recise nel caldo vagoncino.
In compenso la prima parte del mio viaggio è stata accompagnata dal suono di una notifica di arrivo messaggio al cellulare del tipo che stava davanti a me.
La suoneria faceva così:
(Voce di bambino piccolo)
"EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO. EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO".......(pausa in cui speravo che fosse finito)... "EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO!"
E sempre, per tre volte consecutive!
Non lo leggeva mica, sto coglione, il messaggino solo dopo il primo "EHI TI E' ARR...... No!
........NOOO! Ce li faceva ascoltare tutti e treeee gli infantili avvisi!!
La cosa è andata avanti per almeno una decina di volte, fino a quando il sadico ssemmessista è sceso a S.Pietro in Casale! (Che dio benedica san Pietro Gambadilegno e santa Rossana Casale).
Meditate gente, prima di scaricare certe suonerie sui vostri già-fintroppo-sfruttati telefonini. Pensate a noi che ce le dobbiamo acusticamente sorbire, in autobus, dal salumiere o in coda alle poste:
pensateci: Gigi D'Alessio, la rana matta o il bambino che dice "ehi...eccetera" potrebbero uccidere. Sono pericolosi anche per voi!
Altro che le Marlboro dal minaccioso pacchetto!
Potrei uccidere!
Potrei uccidervi. Io!
Titolo: "Quanti treni".

Accidenti, stasera me la sono scaricata quella canzone e, come per quella di Dori Ghezzi- che ho riscoperto qualche mese fa, devo dire che è stato un filino emozionante risentirla; a distanza di tanti anni (credo che uscì nei primi novanta - il periodo era quello... mi ricordo che la propinavo in cassetta, nell'autoradio agli amici, andando al Classic).
"Quanti treni" mi è tornata in mente ieri, sull'eurostar, rientrando da Roma.
Ero lì, con "bei piedini" quando, dentro di me ho piacevolmente sorriso, pensando che, anche grazie a lui ho ricominciato ad obliterare biglietti, a fare code in stazione, a guardare fuori da un finestrino.
Mi è sempre piaciuto usare il treno come mezzo di trasporto. Con l'avvento degli eurostar, poi, era diventata quasi una sciccheria. Quasi come volare AirFrance, KLM, o addirittura United Airlines prima che Bin Laden cominciasse a sperimentare lo smaltimento dei grattacieli.
Qualche weekend fa abbiamo scoperto (sempre io e "bei piedini") che in tempi moderni l'eurostar costa meno dell'intercity. E ancora stiamo a chiederci il perchè di questo controsenso. Vabbè.
In effetti ammetto che viaggiare in eurostar non ha più il fascino di 4-5 anni fa.
Ieri sera, per l'appunto, sulla seduta di uno dei nostri due prenotati posti (numero 31 e 32. Carrozza 8), abbiamo trovato delle unghie tagliate!
Troncature di zoccolo umano!!
Ma si può?
Si, ci si può tagliare le unghie, anzi, direi che si deve. Però non in un ambiente pubblico. Lo si dovrebbe fare almeno come lo faccio io che, in tanta mia intimità, con un movimento semiequilibristico, porto il piede sul bordo del lavandino del bagno di casa e, avendo cura che gli amputati pezzettini cadano nel marmo del sopracitato lavandino, mi lancio nel taglio dei dieci germogli. Per poi raccoglierli tutti con un pezzettino di carta igienica e gettarli nel cesso.
Ora, magari io sarò un po' troppo meticolosetto/igienista/pignolo...ma, Cazzo!!!
(Mi limito a "Cazzo" sebbene sia uno di quei casi in cui una bestemmietta ci starebbe bene...)
Dicevo:
Cazzo! Non ci si taglia le unghie in treno! E non cambia che sia un eurostar o uno sfigato interregionale: Fà Schifo! E basta!!
Se lo avessi avuto accanto a me, l'unghiabomber di ieri, quello dell'eurostar Napoli-Milano, sul quale abbiamo preso posto a Roma, gli avrei infilato direttamente l'affilato tronchetto metallico nel punto in cui si incrociano le sopracciglia; gli avrei addentrato la punta aguzza di una matita nel polpaccio; mi sarei avventato su un suo eventuale tatuaggio, asportandoglielo all'istante! Con minimo spargimento di sangue, per non sporcare troppo i sedili, ma senza anestesia. Ovvio.
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Poi:
Siccome sono perversomasochista, per il ritorno da Roma a qua, pur di stare il più a lungo seduto accanto a quei due bei piedini (dalle unghie ben tagliate - e non in treno), non mi son fatto tutto il ritorno in eurostar: eh no!
Ho scelto di cambiare a Bologna, e continuare con l'interregionale delle 22,35.
Che filava come un treno!! (ops... ma era un treno!... Un Trenitalia!
Vi giuro che andava davvero veloce!).
Niente unghie recise nel caldo vagoncino.
In compenso la prima parte del mio viaggio è stata accompagnata dal suono di una notifica di arrivo messaggio al cellulare del tipo che stava davanti a me.
La suoneria faceva così:
(Voce di bambino piccolo)
"EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO. EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO".......(pausa in cui speravo che fosse finito)... "EHI! TI E' ARRIVATO UN MESSAGGIO!"
E sempre, per tre volte consecutive!
Non lo leggeva mica, sto coglione, il messaggino solo dopo il primo "EHI TI E' ARR...... No!
........NOOO! Ce li faceva ascoltare tutti e treeee gli infantili avvisi!!
La cosa è andata avanti per almeno una decina di volte, fino a quando il sadico ssemmessista è sceso a S.Pietro in Casale! (Che dio benedica san Pietro Gambadilegno e santa Rossana Casale).
Meditate gente, prima di scaricare certe suonerie sui vostri già-fintroppo-sfruttati telefonini. Pensate a noi che ce le dobbiamo acusticamente sorbire, in autobus, dal salumiere o in coda alle poste:
pensateci: Gigi D'Alessio, la rana matta o il bambino che dice "ehi...eccetera" potrebbero uccidere. Sono pericolosi anche per voi!
Altro che le Marlboro dal minaccioso pacchetto!
Potrei uccidere!
Potrei uccidervi. Io!
martedì, gennaio 30, 2007
Tornato poco fa da Roma. Che non sarà certo per me paragonabile a Milano e nemmeno ad Amsterdam; ma che è sempre un'attempata, fascinosa città.
Come mi era successo altre volte ho avuto del tempo per starmene da solo.
A Roma mi capita sempre di dovermene stare da solo. E allora comincio a camminare.
Non che dalle mie parti giri in sedia a rotelle: anche ad Amsterdam come a Milano normalmente utilizzo le mie gambine per deambulare.
Ma a Roma... sarà che deve andare così: là io devo farmi dei gran chilometri.
Fu così nel (2002?) quando andai a conoscere un pazzo "pseudobisex" che abitava a Spinaceto.
Si camminò, poi, con Cristian lo scorso anno per arrivare dallo stadio olimpico, dopo il concerto di Madonna, fino alla stazione Termini.
Ho passeggiato anche oggi. Tanto. E stavo bene. Sebbene fossi solo.
Se, quando sono a Milano mi sento a casa, a Roma mi sento proprio il turista della situazione: domando informazioni alle vecchiette, piscio nei bar se mi scappa, controllo la mappa della città senza vergognarmi di essere uno dei tanti (turisti).
Sono andato a Roma per approfittarne un pochino per condividere ulteriori momenti col mio "bei piedini" (sì, mio!).
Il "mio" bei piedini.
Che ogni volta mi regala emozioni, baci, brividi. Ma soprattutto sensazioni!.
Non ci avrei mai creduto. Ci avrei scommesso zero lire (non euro) su Biagio, a settembre.............Invece...
Eccomi qua, ancora una volta a parlare di lui, rischiando di diventare banale, noioso, ripetitivo, ma
ma!
Sincero!
Maracaibo!
Come mi era successo altre volte ho avuto del tempo per starmene da solo.
A Roma mi capita sempre di dovermene stare da solo. E allora comincio a camminare.
Non che dalle mie parti giri in sedia a rotelle: anche ad Amsterdam come a Milano normalmente utilizzo le mie gambine per deambulare.
Ma a Roma... sarà che deve andare così: là io devo farmi dei gran chilometri.
Fu così nel (2002?) quando andai a conoscere un pazzo "pseudobisex" che abitava a Spinaceto.
Si camminò, poi, con Cristian lo scorso anno per arrivare dallo stadio olimpico, dopo il concerto di Madonna, fino alla stazione Termini.
Ho passeggiato anche oggi. Tanto. E stavo bene. Sebbene fossi solo.
Se, quando sono a Milano mi sento a casa, a Roma mi sento proprio il turista della situazione: domando informazioni alle vecchiette, piscio nei bar se mi scappa, controllo la mappa della città senza vergognarmi di essere uno dei tanti (turisti).
Sono andato a Roma per approfittarne un pochino per condividere ulteriori momenti col mio "bei piedini" (sì, mio!).
Il "mio" bei piedini.
Che ogni volta mi regala emozioni, baci, brividi. Ma soprattutto sensazioni!.
Non ci avrei mai creduto. Ci avrei scommesso zero lire (non euro) su Biagio, a settembre.............Invece...
Eccomi qua, ancora una volta a parlare di lui, rischiando di diventare banale, noioso, ripetitivo, ma
ma!
Sincero!
Maracaibo!
martedì, gennaio 23, 2007
E' lo scorrere del tempo un dilemma oggettivo o soggettivo?
Perchè quando stiamo aspettando un treno in ritardo di tre quarti d'ora ci sembra che quei 45 minuti d'attesa non passeranno mai?
Se però, poco prima che ci avessero annunciato il ritardo del treno, in coda allo sportello ferroviario, consapevoli di avere solo dieci minuti di tempo a disposizione per fare il biglietto ed una fila di 8 -10 persone in attesa davanti a noi, perchè potevamo starcene sicuri che quei dieci minuti se la sarebbero svolata in uno sbattere di ciglia?
E' come quando sono al lavoro e c'è molto meno da fare del solito: i pomeriggi possono sembrare interminabili; per non parlare di certe mattine...
Quando sono con Biagio, invece, è tutta una corsa a cercare di rallentare lo scorrere dei minuti. Ma che dico "minuti"! Sono le ore a decidere di sfuggire inesorabilmente al controllo della non possibile, onesta, gestione della nostra sveglia o dei rispettivi cellulari.
Prendi ieri: domenica pomeriggio, a Milano.
Siamo entrati in stanza verso l'una e mezza del pomeriggio. Tempo di salutarci per bene, sfilarci le scarpe per stare un po più comodi, indossare le pantofole, raccontarci un paio di barzellette, mostrarci gli aggiornamenti sulle nostre collezioni di soldatini di metallo inizio '900, capire perchè l'Inter sta andando così forte e disquisire giusto quell'attimino sul malfunzionamento di MSN Messenger che...
...tempo di fare queste poche cose e già avevamo provocato una brusca e non richiesta impennata all'andatura del tempo, nonchè un ennesimo mutamento climatico.
Al mio terzo-quarto starnuto ci siamo improvvisamente trovati catapultati nel futuro: erà già ora di prepararci per uscire per la serata!!
Siamo tornati al Borgo, dove ho rivisto Dario -che mi ha presentato un ragazzo col quale avevo avuto un contatto nella chat di Twinpeeps ("HK17?").
Anche questa volta, sia a me che a Biagio il Borgo è piaciuto.
Gli organizzatori hanno trovato una buona soluzione commerciale per riempire un locale di dimensioni non trascurabili. Bella gente (ok, concetto soggettivo), prezzi medio bassi per un città come Milano, musica varia e una buona organizzazione, fanno di quel posto un esempio che dovrebbero seguire anche certi, sordi, imprenditori veneti specializzati nel settore.
Sì, perchè quando io cominciavo la mia carriera di rampante, assiduo frequentatore dei primi locali "tematici" della zona (Veneto, appunto), non mi potevo nemmeno permettere di scegliere: o andavi lì o Pomì! E grazie che ci fosse "lì"! (A Catanzaro, Vercelli, Brindisi ancora state messi peggio di noi).
Dopo la seconda metà degli anni novanta la situazione però cominciava a progredire.
Per esempio: a Padova. Andava il locale di genere fashion? ... Dopo una stagione ne aprivano altri due, concorrenziali e dello stesso genere. Uno via l'altro! Come i funghi in autunno. Nel giro di pochi mesi!!.
Copiati con carta carbone!!
Stesso stile e stessa formula di quello preesistente: drink card (ai tempi era ancora quasi una novità), drag queens, cubisti in perizoma, spettacolino d'apertura, Viola Valentino una settimana sì e una no, un po' di house -per la prima mezz'ora, (techno?...nooo! mai sentita in un locale gay veneto), per poi arrivare al clou dell'omologazione: confluire il resto delle scelte musicali del DJ di turno nel solito pot-pourri "Carrà-Village People-Madonna-I will survive-Revival '70. Per tutto il resto della serata.
L'omologazione! Omo tra omo!
Non credo che negli anni novanta non ci fossero finocchi che cercassero un diversivo al "far l'amore da trieste in giù".
C'era già bisogno di "sex clubs". Quei posticini non troppo patinato-mascarati, magari un po' odorosi di Popper, fumo di sigaretta (non si era ancora nell'era del proibizionismo), sudore e latex.
In Inghilterra, Francia, Olanda, per non parlare della Germania o della Svizzera, erano già la normalità. In Italia (escludendo qualche pionieristico imprenditore milanese e il Crisco di Firenze) ...in Italia NIENTE!
Come dicevano Sandra e Raimondo: Noi No, Noi.. Noi No!
Poi però ci siamo adeguati anche noi.. come sempre... col tempo.
Adesso abbiamo i nostri buoni naked parties (Verona, Milano, Bologna... -sconsiglio Padova e Mestre, gli altri non li conosco). Sono spuntati discreti locali per solo cruising, serate a tema hard, sex parties. Resiste qualche disco fashion (quelle che son sempre state coerenti col genere).
Ci sono anche i bar, quelli che fanno chic ma non impegnano; quelli dove vai anche solo dalle undici all'una del giovedì sera. Giusto per un drink (e sissammai che il principe azzurro stia in agguato proprio dietro l'angolo dell'ingresso dei bagni). L'Anima a Padova, per citarne uno, è un meritevole esempio.
Torno al Borgo:
quello che mi piace del Borgo è la coerenza: ha un'immagine anni 90, niente di nuovo, ma con dei piccoli e ben pensati ritocchi:
con dodici eurelli hai l'ingresso, compreso di consumazione, e se arrivi prima delle 21,30 puoi anche cenare (i gestori dei locali milanesi son stati dei pionieri dell'happy hour all'italiana... anzi alla milanese!).
Il locale è bello, grande, un po difficile da girare quando ci si va per la prima volta, ma anche questo è il suo fascino.
Ci trovi di tutto: dall'imbalsamato in camicia bianca e cravatta nera di Dior, al classico in jeans sbregato di Dolce; dalla camicia finto Versace comperata al mercato rionale, alla canotta di Intimissimi; da quelli che indossano le più irritanti t-shirt con altrettanto irritanti sentenze D-Squarediane al fin troppo classico Levi'ssiano; dalla lesbo genere Muffler alla frociarola (Damiano docet) in malindossati tacchi a spillo Gucci.
Ci son le travestite pagate dal locale e quelle volontarie. I cubi non sono solo all'appannaggio di chi vi lavora. Non si fanno code ai non so quanti bar e le consumazioni costano "solo" 5 euro.
Non sto spammando: potrei dire che in tempi passati, al Depot ho passato delle quasi indimenticabili domeniche pomeriggio, dove puoi mostrare al massimo la firma di scarpe e calzini. Divertendomi, in modo diverso, quanto al Borgo.
E proprio per questo dico:
Borgo e Depot, a Milano, sono un po l'acqua santa e il diavolo, ma proprio perchè sono così ben concentrati sul prodotto, nel loro genere meritano un mio omosessuale grazie.
Vogue!
Perchè quando stiamo aspettando un treno in ritardo di tre quarti d'ora ci sembra che quei 45 minuti d'attesa non passeranno mai?
Se però, poco prima che ci avessero annunciato il ritardo del treno, in coda allo sportello ferroviario, consapevoli di avere solo dieci minuti di tempo a disposizione per fare il biglietto ed una fila di 8 -10 persone in attesa davanti a noi, perchè potevamo starcene sicuri che quei dieci minuti se la sarebbero svolata in uno sbattere di ciglia?
E' come quando sono al lavoro e c'è molto meno da fare del solito: i pomeriggi possono sembrare interminabili; per non parlare di certe mattine...
Quando sono con Biagio, invece, è tutta una corsa a cercare di rallentare lo scorrere dei minuti. Ma che dico "minuti"! Sono le ore a decidere di sfuggire inesorabilmente al controllo della non possibile, onesta, gestione della nostra sveglia o dei rispettivi cellulari.
Prendi ieri: domenica pomeriggio, a Milano.
Siamo entrati in stanza verso l'una e mezza del pomeriggio. Tempo di salutarci per bene, sfilarci le scarpe per stare un po più comodi, indossare le pantofole, raccontarci un paio di barzellette, mostrarci gli aggiornamenti sulle nostre collezioni di soldatini di metallo inizio '900, capire perchè l'Inter sta andando così forte e disquisire giusto quell'attimino sul malfunzionamento di MSN Messenger che...
...tempo di fare queste poche cose e già avevamo provocato una brusca e non richiesta impennata all'andatura del tempo, nonchè un ennesimo mutamento climatico.
Al mio terzo-quarto starnuto ci siamo improvvisamente trovati catapultati nel futuro: erà già ora di prepararci per uscire per la serata!!
Siamo tornati al Borgo, dove ho rivisto Dario -che mi ha presentato un ragazzo col quale avevo avuto un contatto nella chat di Twinpeeps ("HK17?").
Anche questa volta, sia a me che a Biagio il Borgo è piaciuto.
Gli organizzatori hanno trovato una buona soluzione commerciale per riempire un locale di dimensioni non trascurabili. Bella gente (ok, concetto soggettivo), prezzi medio bassi per un città come Milano, musica varia e una buona organizzazione, fanno di quel posto un esempio che dovrebbero seguire anche certi, sordi, imprenditori veneti specializzati nel settore.
Sì, perchè quando io cominciavo la mia carriera di rampante, assiduo frequentatore dei primi locali "tematici" della zona (Veneto, appunto), non mi potevo nemmeno permettere di scegliere: o andavi lì o Pomì! E grazie che ci fosse "lì"! (A Catanzaro, Vercelli, Brindisi ancora state messi peggio di noi).
Dopo la seconda metà degli anni novanta la situazione però cominciava a progredire.
Per esempio: a Padova. Andava il locale di genere fashion? ... Dopo una stagione ne aprivano altri due, concorrenziali e dello stesso genere. Uno via l'altro! Come i funghi in autunno. Nel giro di pochi mesi!!.
Copiati con carta carbone!!
Stesso stile e stessa formula di quello preesistente: drink card (ai tempi era ancora quasi una novità), drag queens, cubisti in perizoma, spettacolino d'apertura, Viola Valentino una settimana sì e una no, un po' di house -per la prima mezz'ora, (techno?...nooo! mai sentita in un locale gay veneto), per poi arrivare al clou dell'omologazione: confluire il resto delle scelte musicali del DJ di turno nel solito pot-pourri "Carrà-Village People-Madonna-I will survive-Revival '70. Per tutto il resto della serata.
L'omologazione! Omo tra omo!
Non credo che negli anni novanta non ci fossero finocchi che cercassero un diversivo al "far l'amore da trieste in giù".
C'era già bisogno di "sex clubs". Quei posticini non troppo patinato-mascarati, magari un po' odorosi di Popper, fumo di sigaretta (non si era ancora nell'era del proibizionismo), sudore e latex.
In Inghilterra, Francia, Olanda, per non parlare della Germania o della Svizzera, erano già la normalità. In Italia (escludendo qualche pionieristico imprenditore milanese e il Crisco di Firenze) ...in Italia NIENTE!
Come dicevano Sandra e Raimondo: Noi No, Noi.. Noi No!
Poi però ci siamo adeguati anche noi.. come sempre... col tempo.
Adesso abbiamo i nostri buoni naked parties (Verona, Milano, Bologna... -sconsiglio Padova e Mestre, gli altri non li conosco). Sono spuntati discreti locali per solo cruising, serate a tema hard, sex parties. Resiste qualche disco fashion (quelle che son sempre state coerenti col genere).
Ci sono anche i bar, quelli che fanno chic ma non impegnano; quelli dove vai anche solo dalle undici all'una del giovedì sera. Giusto per un drink (e sissammai che il principe azzurro stia in agguato proprio dietro l'angolo dell'ingresso dei bagni). L'Anima a Padova, per citarne uno, è un meritevole esempio.
Torno al Borgo:
quello che mi piace del Borgo è la coerenza: ha un'immagine anni 90, niente di nuovo, ma con dei piccoli e ben pensati ritocchi:
con dodici eurelli hai l'ingresso, compreso di consumazione, e se arrivi prima delle 21,30 puoi anche cenare (i gestori dei locali milanesi son stati dei pionieri dell'happy hour all'italiana... anzi alla milanese!).
Il locale è bello, grande, un po difficile da girare quando ci si va per la prima volta, ma anche questo è il suo fascino.
Ci trovi di tutto: dall'imbalsamato in camicia bianca e cravatta nera di Dior, al classico in jeans sbregato di Dolce; dalla camicia finto Versace comperata al mercato rionale, alla canotta di Intimissimi; da quelli che indossano le più irritanti t-shirt con altrettanto irritanti sentenze D-Squarediane al fin troppo classico Levi'ssiano; dalla lesbo genere Muffler alla frociarola (Damiano docet) in malindossati tacchi a spillo Gucci.
Ci son le travestite pagate dal locale e quelle volontarie. I cubi non sono solo all'appannaggio di chi vi lavora. Non si fanno code ai non so quanti bar e le consumazioni costano "solo" 5 euro.
Non sto spammando: potrei dire che in tempi passati, al Depot ho passato delle quasi indimenticabili domeniche pomeriggio, dove puoi mostrare al massimo la firma di scarpe e calzini. Divertendomi, in modo diverso, quanto al Borgo.
E proprio per questo dico:
Borgo e Depot, a Milano, sono un po l'acqua santa e il diavolo, ma proprio perchè sono così ben concentrati sul prodotto, nel loro genere meritano un mio omosessuale grazie.
Vogue!
lunedì, gennaio 22, 2007
Coetanei
sabato, gennaio 20, 2007
Solo per "Enrico"
Ho terminato di leggere il tuo lungo, toccante e personale e-mail.
Ti ho nel frattempo risposto privatamente, consigliandoti di aggiungermi ai tuoi contatti di MSN messenger, ma ancora non ho ricevuto tue notizie.
Sappi che normalmente non uso il blog per comunicare con le persone che mi contattano attraverso Twinpeeps. Se con te lo sto facendo è solo perchè è speciale il messaggio che mi hai mandato. E mi farebbe piacere conversare un pochino con te.
Nel tuo scritto dici che leggi questi miei post, perciò spero che presto tu legga queste righe che ti sto personalmente dedicando.
Non sono psicologo, nè un guru, nè pretendo di saper dare dei consigli alle persone. Ti chiedo solo: dammi modo di ascoltarti, prima di reagire in qualsiasi altra maniera alla situazione in cui mi dici di trovarti.
Se mi sono permesso di comunicare con te attraverso il blog è solo per il motivo che ti ho detto poche righe sopra: Vorrei Poterti Ascoltare!
Non pensare che sia mia intenzione rendere "pubblico" ogni altro riferimento a quello che mi hai scritto (come vedi ho anche usato il tuo nome -non- ufficiale).
Se non riceverò più tue notizie, mi farà piacere pensare che, già aver trovato il coraggio di sfogarti, inviandomi quella mail, sia stato per te un modo per sturare un lavandino intasato; aprire un cassetto tenuto chiuso da anni; e quindi ti abbia fatto stare -forse (temo) solo temporaneamente- un pochino meglio.
Altrimenti.. beh sai come contattarmi. Io ci terrei!
Ti ho nel frattempo risposto privatamente, consigliandoti di aggiungermi ai tuoi contatti di MSN messenger, ma ancora non ho ricevuto tue notizie.
Sappi che normalmente non uso il blog per comunicare con le persone che mi contattano attraverso Twinpeeps. Se con te lo sto facendo è solo perchè è speciale il messaggio che mi hai mandato. E mi farebbe piacere conversare un pochino con te.
Nel tuo scritto dici che leggi questi miei post, perciò spero che presto tu legga queste righe che ti sto personalmente dedicando.
Non sono psicologo, nè un guru, nè pretendo di saper dare dei consigli alle persone. Ti chiedo solo: dammi modo di ascoltarti, prima di reagire in qualsiasi altra maniera alla situazione in cui mi dici di trovarti.
Se mi sono permesso di comunicare con te attraverso il blog è solo per il motivo che ti ho detto poche righe sopra: Vorrei Poterti Ascoltare!
Non pensare che sia mia intenzione rendere "pubblico" ogni altro riferimento a quello che mi hai scritto (come vedi ho anche usato il tuo nome -non- ufficiale).
Se non riceverò più tue notizie, mi farà piacere pensare che, già aver trovato il coraggio di sfogarti, inviandomi quella mail, sia stato per te un modo per sturare un lavandino intasato; aprire un cassetto tenuto chiuso da anni; e quindi ti abbia fatto stare -forse (temo) solo temporaneamente- un pochino meglio.
Altrimenti.. beh sai come contattarmi. Io ci terrei!
venerdì, gennaio 19, 2007
MINI-MITTLERUBRICHE

Cinema:
Qualche giorno fa, Luca mi ha consigliato di scaricarmi un film di cui non avevo mai sentito parlare. Un film che ancora non è uscito, e temo mai verrà proiettato nei cinema del nostro paese.
E' una commedia americana di recente produzione che, in chiave gay, fà un po' il verso ad "American Pie".
Si intitola "Another gay movie". Protagonisti sono quattro giovani ragazzi gay alla scoperta del pianeta sesso e le loro vicissitudini per incontrare un uomo con il quale consumare il primo rapporto completo.
Grottesco, spassoso, politicamente scorretto al punto giusto, questo film mi è strapiaciuto.
Straconsigliato!
TV:
Ho visto questa sera iniziare un'ennesima edizione del Grande Fratello.
Ma!? Ma!!?? Ancora????
Povera Marcuzzi! (che secondo me tra le Jene ci stava così bene....)
Ho scoperto anche che è ricominciato il Maurizio Costanzo Show. E ho pure intravisto, pochi giorni fa, anche Gullotta, Pippo Franco e tutta la triste travesto-combriccola del Bagaglino.
Miiii! Temo che a Mediaset abbiano esaurito del tutto la fantasia!
Libri:
Sabato scorso, Biagio, mi ha regalato "Rivergination", della Litti.
Era il suo compleanno ed ha pensato bene di fare un regalo a me :-)
"....Notte di luna piena.
Coppia in riva al lago.
Lei (con voce tremolante, cuore in gola ed elastico delle mutande già pronto a scendere) sussurra a mezza voce: "amore guarda che luna"
Lui (risponde): "Minchia, pensavo che fossero le undici. Andiamo che mi scade il parcheggio"...."
Da avere anche solo per la foto pubblicata in quarta di copertina.
Cronaca:
Meglio l'erba del vicino, che i vicini di Erba
(Questa l'ho presa dal "piccolo" Daniele -thanx).
Cuori infranti:
Il mio batte. E forte. Per nulla al mondo vorrebbe finire ora in pezzettini, a dimostrazione della sua fragilità.
Il tuo, non posso saperlo.
Concedigli sempre i suoi ritmi, però!
Musica:
Non trovo più il il CD2 dell'ultimo doppio di Moby, che sarebbe dovuto essere sulla mia consolle.
mercoledì, gennaio 17, 2007
Da "Parigi (o cara)" di Roberto Vecchioni:
Parigi, Parigi, Parigi è lontana, ma oramai ci so arrivare. Io la vedo e tra un momento la potrò toccare.
Forse era un sogno... O forse sei ancora vero. Quello che sognavo. E io non c'ero!
Settembre 2006.
Quanto idioti siamo stati! E anche in giugno, e in parte anche in ottobre.
Parigi è una luce sopra il mare. E' un momento, una stella nella sera, dove fuggono i ricordi di una notte scura..........E vanno via.
Ci siamo, Biagio!!
Io la vedo, e tra un momento Vi potrò toccare!! Te e Parigi!
Ce l'abbiamo fatta. Anche stavolta!
Non hai più scampo.....E nemmeno io!
Paris, we are coming!! I like u, B!
Parigi, Parigi, Parigi è lontana, ma oramai ci so arrivare. Io la vedo e tra un momento la potrò toccare.
Forse era un sogno... O forse sei ancora vero. Quello che sognavo. E io non c'ero!
Settembre 2006.
Quanto idioti siamo stati! E anche in giugno, e in parte anche in ottobre.
Parigi è una luce sopra il mare. E' un momento, una stella nella sera, dove fuggono i ricordi di una notte scura..........E vanno via.
Ci siamo, Biagio!!
Io la vedo, e tra un momento Vi potrò toccare!! Te e Parigi!
Ce l'abbiamo fatta. Anche stavolta!
Non hai più scampo.....E nemmeno io!
Paris, we are coming!! I like u, B!

